Ogni mestiere ha le sue peculiarità. Tutti possediamo un dispositivo digitale per scattare fotografie. Una macchina fotografica digitale, un iPhone, un cellulare semplice. Molti, chi più chi meno, conoscono software per editare, classificare e stampare fotografie. Eppure, per scattare una bella fotografia è necessaria la competenza di un fotografo. La stessa cosa dicasi per il video. La tecnologia informatica mette a disposizione strumenti che consentono a chiunque di produrre video a costi irrisori, addirittura azzerati. L’amatorialità, generalmente appannaggio della vita familiare, sta invadendo il campo della professionalità. Non di rado, ci sono aziende che preferiscono autoprodurre video promozionali anziché rivolgersi a dei professionisti. Perché questo? Perché è diffusa l’idea secondo la quale per fare un video basta premere rec inquadrando un soggetto in un luogo più o meno illuminato. Questa convinzione equivale a dire che per essere scrittori basta possedere una penna e saperla impugnare, per essere pittori è sufficiente macchiare di colore una tela utilizzando un pennello. Ispirata da questa convinzione, un’azienda acquista una piattaforma per la gestione di contenuti video su web, ma non stipula un contratto per la produzione dei contenuti video perché li produrrà da sé. Mi auguro che in questa azienda ci sia qualcuno che sappia gestire l’illuminazione di una ripresa, regolare il diaframma, stabilire se girare in interlacciato o in progressivo, gestire l’audio in entrata, suddividere correttamente le porzioni di un’inquadratura, gestire campi e controcampi evitando inopportuni scavalcamenti di campo, muovere correttamente la camera, scegliere il formato di codifica corretto per la ripresa, ecc… Poi c’è il montaggio, è importante conoscere delle regole di base: come tagliare le sequenze, come disporle senza fare errori, come attribuire una cromia omogenea a tutto il filmato, seguire dei sincroni, stabilire con quale codec montare e quale codec adottare sia in importazione che in esportazione, saper gestire un’inquadratura fissa, stabilire un ritmo di montaggio e sapere come mantenere desta l’attenzione di chi guarda. Queste sono soltanto alcune cose. La tecnologia informatica ha avviato indubbiamente un processo di democratizzazione grazie al quale molti strumenti sono alla portata di molti. Ma la conoscenza di questi strumenti non lo è. Soprattutto non lo è la conoscenza di ciò che si intende realizzare con essi. Per poter scrivere è importante conoscere un linguaggio, una grammatica. La stessa cosa vale per il video. Esiste un problema culturale dietro l’idea secondo la quale la strumentazione di per sé è sufficiente alla realizzazione di un prodotto. E’ la banalità, la superficialità dell’uomo mediocre che trova nella tecnologia, e non nella conoscenza delle cose, una possibilità di realizzazione. La tecnologia come esito della metafisica, il dominio compiuto sull’ente in quanto ente. Heidegger.
Il video fra semplificazione e banalizzazione
6 luglio 2009 di admin Leave a reply »
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