Aborto. Una prospettiva ontologica, non precettistica

29 giugno 2009 di admin Leave a reply »

mano bimbo dito adulto

Un elemento particolarmente interessante del pensiero di Jonas è la temporalità dell’etica. Il principio responsabilità pone il problema della responsabilità etica rispetto alle generazioni future. Con il progresso tecnologico, l’uomo è chiamato a scegliere in vista del futuro e non soltanto rispetto all’attualità presente. La temporalità dell’esistere umano è cosa nota già da Agostino. In tempi più recenti, Heidegger ne fa il cardine della sua indagine onto-fenomenologica, Arendt la assume nella descrizione della vita mentale e della vita activa. Proprio il dispiegarsi dell’esistenza nel tempo è il presupposto teoretico dell’etica di Jonas. Scegliere in vista di una progettualità sviluppata secondo il futuro – e non “per” una contingenza imminente, come accade invece nell’istintualità animale – è prerogativa umana. Sarebbe utile basare su questi presupposti una riflessione sul tema dell’aborto. È quindi opportuno assumere una prospettiva ontologica anziché muovere da imposizioni precettistiche o da dettami di fede. Quando una donna sceglie l’aborto volontario, in vista di chi e di che cosa sceglie? La rinuncia è, nell’attuale, una non accettazione di un organismo cellulare che prende vita all’interno dell’utero. Ma la scelta è in vista dell’organismo cellulare? Nell’immaginazione non è forse anticipato l’umano che verrà? Nell’aborto, il “no” non è negazione dell’embrione, bensì di una alterità umana che, nella scissione duale che scaturisce dal ventre materno, sviluppa e introduce una nuova temporalità nel mondo. Con l’aborto, l’egoità attribuisce a sé il potere di annullare il tempo secondo un duplice senso: 1) la scelta che nega è ricondotta all’attuale negando il dispiegarsi del futuro (l’altro è un embrione “sempre presente”); 2) essa impedisce l’ingresso di un’altra temporalità nel mondo. Il futuro dell’umano che sarà è annullato nel presente della scelta, dove l’altro è soltanto un insieme cellulare. In questo annullamento del tempo, la de-responsabilità avanza. Chi sceglie negando in nome della libertà annulla il presupposto ontologico della libertà etica, la prospettiva temporale. In tale prospettiva, ciò che è soppresso è una temporalità “altra”, è il nascituro, è l’inizio di un nuovo arricchimento semantico della realtà. Con l’aborto, è introdotta l’insensatezza: qual è il senso di una libertà prigioniera di una sola dimensione del tempo, l’attualità presente? Qual è il senso di una libertà agente che sceglie senza anticipare quello che sarà e giudicare quello che è stato? La negazione di cui l’aborto è espressione non è negazione di un embrione: nell’aborto volontario, l’oggetto della scelta è l’anticipazione immaginativa di ciò che l’embrione diventerà.

Se poniamo la questione su quale sia l’inizio della vita umana, l’aborto sarà sempre considerato un atto legittimo. Se si dice infatti: fin dal suo concepimento la vita è sacra, si intende che il concepimento è l’inizio. La questione resta allora: quando inizia la vita? Ma ponendo il problema in questi termini, si rischia seriamente di contribuire alla maturazione di inclinazioni pro-abortiste.

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