Archive for agosto, 2009

Le lunghissime liste d’attesa del S. Salvatore. La vicenda riportata da “Il Resto del Carlino”

agosto 26th, 2009

attesa_ospedale_pesaroQuesti giorni l’edizione pesarese de “Il resto del Carlino” ha ospitato un interessante botta e risposta fra medici dell’ospedale S. Salvatore e l’assessore regionale alla sanità Almerino Mezzolani. Il problema in questione è quello delle liste d’attesa, troppo e vergognosamente lunghe. Di seguito i casi riportati dal giornale. Un uomo di 65 anni chiede all’ospedale, su richiesta del medico curante, una visita cardiologica. Primo appuntamento disponibile nel pubblico: 1 aprile 2010. Nel privato, invece, è possibile fare l’esame entro 36 ore dalla richiesta. Altro caso: sempre su prescrizione del medico curante, una donna richiede un esame di controllo. Prima data utile è il 17 gennaio 2011. Interpellato da “Il Resto del Carlino”, l’assessore Mezzolani ha risposto (riporto dal giornale): “Fino a quando la legge permetterà ai medici di stare con due gambe sia nel pubblico che nel privato, ci sarà sempre questa forbice di otto o dieci mesi tra un appuntamento nella struttura pubblica e quella dello studio privato del medico. – E ancora – Sono convinto che l’intramoenia vada riformato. Il medico deve scegliere se lavorare per il settore pubblico o privato” (Il Resto del Carlino Pesaro, edizione del 23 agosto 2009, p. 3). All’assessore rispondono i dottori Lanfernini e Morabito, quest’ultimo in qualità di presidente dell’associazione primari dell’azienda ospedaliera S. Salvatore. Il primo domanda all’assessore per quale ragione in Romagna le liste d’attesa non sforano mai i 30/60 giorni e aggiunge: “No caro assessore, la colpa non è di noi medici, ma di chi ha responsabilità dirigenziali nel settore. Ci risparmi quindi questi interventi carichi di demagogia: i medici son stanchi di essere accusati ingiustamente, faccia un salto in Romagna, saranno lieti di mostrarle come si eliminano i tempi di attesa e le speculazioni sui poveri pazienti (che, per inciso, alle urne dovrebbero ricordarsi di tutte queste cose)” (cito da Il Resto del Carlino Pesaro del 23 agosto 2009, p. 2). Gli fa eco Morabito esponendo quelle che a suo parere sono le cause dei lunghissimi tempi d’attesa. Le riporto in breve: 1) risorse umane e strutturali insufficienti; 2) il 30% delle richieste è inappropriato e non giustificato; 3) il 20% degli utenti non rispetta gli appuntamenti (cfr. ibid, p. 3).

Personalmente sento di sostenere le argomentazioni dei medici per le seguenti ragioni. Innanzitutto, la legge 120 del 7 agosto 2007 indica alle Regioni quanto segue (per comodità riporto dal sito del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (link http://www.ministerosalute.it/dettaglio/dettaglioNews.jsp?id=937):

  • le Regioni completino la realizzazione degli appositi locali per l’esercizio dell’intramoenia all’interno delle strutture pubbliche entro il 31 gennaio 2009;
  • fino alla realizzazione dei locali, e comunque non oltre il 31 gennaio 2009, le aziende sanitarie locali potranno anche convenzionarsi con strutture private in grado di fornire gli spazi idonei all’attività libero professionale;
  • in alternativa alla costruzione in proprio dei locali le aziende sanitarie potranno affittare o acquistare spazi ambulatoriali esterni pluridisciplinari;
  • le prenotazioni delle prestazioni in regime libero professionale saranno sempre e ovunque gestite da personale dell’azienda sanitaria, al fine di permettere il controllo dei volumi delle prestazioni che non dovranno superare quelli eseguiti durante l’orario di lavoro;
  • gli onorari per l’attività libero professionale saranno sempre riscossi sotto la responsabilità dell’azienda e saranno concordati tra azienda e medici;
  • saranno effettuati periodici controlli sulle liste d’attesa, al fine di assicurare il rispetto dei tempi medi che dovranno essere stabiliti con provvedimenti della Regione e con l’obbligo di erogare le prestazioni urgenti comunque non oltre 72 ore dalla richiesta;
  • le Regioni dovranno varare disposizioni specifiche per evitare conflitto d’interessi o concorrenza sleale tra medici e azienda sanitaria;
  • le Regioni avranno poi l’obbligo di adeguare progressivamente i tempi di erogazione delle prestazioni in regime ordinario a quelli in regime libero professionale, al fine di assicurare che il ricorso alla libera professione sia frutto solo di libera scelta del cittadino e non conseguenza di carenze nell’organizzazione dei servizi resi in attività istituzionale;
  • la riduzione dei tempi d’attesa sarà oggetto di un’apposita relazione annuale al Parlamento del Ministro della Salute;
  • ogni Asl dovrà pubblicizzare i volumi delle prestazione erogate in regime ordinario e libero professionale;
  • a garanzia della regolarizzazione dell’attività intramoenia si prevede: la possibilità per le Regioni di destituire i direttori generali inadempienti, la sospensione dei finanziamenti statali integrativi verso quelle Regioni che non attivino i piani di costruzione dei locali o attuino le altre possibilità previste dalla legge, l’esercizio dei poteri sostitutivi del Governo nei confronti delle Regioni inadempienti.

Per chi non avesse mai udito l’espressione “intramoenia” è utile un chiarimento. “Intra moenia” è una locuzione latina  che sta per “all’interno delle mura cittadine” ed è stata adottata in ambito sanitario per indicare l’attività all’interno (appunto) delle strutture ambulatoriali e ospedaliere svolta dai medici al di fuori dell’orario di lavoro. Ora, chiarito di che cosa si tratta, alla luce delle disposizioni ministeriali l’assessore dovrebbe spiegare a che punto è l’opera di adempimento alle stesse da parte della Regione Marche e dovrebbe farlo con una relazione pubblica e dettagliata. Qual è la situazione della convenzione coi privati? Come vengono svolti i controlli sui tempi d’attesa? Inoltre, sarebbe auspicabile che – come recita l’ultimo punto citato dal sito del Ministero – l’assessore si adoperi affinché sia destituito il direttore generale dell’azienda ospedaliera coinvolta nelle inadempienze denunciate da “Il Resto del Carlino” (se, ovviamente, provate di fatto). Le dichiarazioni dell’assessore riportate su Il Resto del Carlino evidenziano a mio parere la difficoltà dell’assessore stesso a governare il fenomeno. Declinare la responsabilità di un disservizio sugli operatori chiamati ad erogarlo direttamente è una dichiarazione, implicita ma sostanziale e formalmente evidente, di una deresponsabilizzazione che suona come l’ammissione della mancanza di autorevolezza. Vi è una vera e propria contraddizione logica tra le affermazioni che il giornale attribuisce all’assessore e il ruolo di amministratore pubblico. Quest’ultimo è responsabile sempre e comunque dei servizi e dei disservizi, degli adempimenti e delle negligenze, e ne deve rispondere pubblicamente sia quando le cose vanno bene sia quando le cose vanno male. Ammesso che esistano delle responsabilità dei medici (non nego che esistano alcuni, ma credo pochi, medici che speculano sui lunghi tempi d’attesa), l’assessore dovrebbe difendere pubblicamente la categoria e far valere la sua autorevolezza imponendo ordine e rispetto delle direttive ministeriali. Non è affatto semplice, governare è difficilissimo. Ma la prudenza nel fornire risposte convincenti, oltre a tranquillizzare i cittadini e a non generare situazioni conflittuali poco gradevoli fra medici e amministrazione pubblica, è comunicativamente utile per la Regione e, per lo stesso assessore, è opportunamente strategico in un senso propriamente machiavelliano (mi riferisco alla coincidenza fra apparire ed essere a cui dovrebbe attenersi un uomo di governo secondo quanto è scritto ne “Il Principe”).

Dalla mia esperienza personale ho percepito che alcuni disservizi hanno origine nella struttura burocratica dell’ospedale S. Salvatore. A pochi mesi di vita, a mio figlio viene prescritto dalla pediatra un’ecografia ai reni da fare entro, e non oltre, i due mesi dalla data dell’impegnativa. Oltre i due mesi, il bambino sarebbe cresciuto al punto tale per cui l’esame non sarebbe stato più attendibile. Mi reco in ospedale per la prenotazione e mi viene detto che la prima data utile è a cinque mesi dalla data di emissione dell’impegnativa. Faccio presente all’impiegato di turno la raccomandazione della pediatra e mi sento rispondere che il mio è soltanto un modo non proprio nobile per non rispettare la lista d’attesa e che se ho un’urgenza di questo tipo posso considerare il servizio privato. Un po’ stizzito, mi reco nel reparto di pediatria e chiedo la disponibilità di un medico. Spiego la situazione, il medico riconosce la veridicità delle raccomandazioni della pediatra e grazie a lui mio figlio ha potuto fare l’esame. Nel pubblico, senza sborsare un centesimo o ricambiare un favore ed entro i due mesi raccomandati dalla pediatra. Forse nell’organizzazione e gestione del servizio c’è qualcosa da rivedere. Questa, almeno, è la mia esperienza.

Aggiungo due novità di questi giorni. Il consigliere regionale Giancarlo D’Anna (Pdl) suggerisce una proposta interessante che segue le linee guida di una delibera della regione Toscana. A decorrere dal 30 ottobre 2009, il tempo massimo di attesa per alcune visite non può superare 15 giorni, in caso di disservizio il cittadino ha diritto a un indennizzo. Nei poli radiologici di vasta area ci si impegna a garantire orari di servizio superiori alle 12 ore, anche nei festivi e con continuità nel corso dell’anno.

Di oggi sono inoltre le dichiarazioni del direttore generale dell’azienda ospedaliera S. Salvatore, dott. Rinaldi. In breve, Rinaldi sostiene che in realtà i tempi d’attesa sono già sensibilmente ridotti, eccetto per cardiologia, e che con il Cup, centro unico di prenotazione regionale a cui gli utenti (non più cittadini, ma utenti di un servizio aziendale) possono rivolgersi per sapere in quale ospedale fare la visita nei tempi più rapidi possibili. Per approfondomenti, invito  consultare l’edizione pesarese de Il resto del Carlino del 26 agosto 2009.

La sensazione è quella di disorganizzazione e malgoverno della sanità regionale. Le dichiarazioni del direttore generale paiono confermare che il problema dei lunghi tempi d’attesa non sia da attribuire ai medici, bensì a falle organizzative a cui si cerca di far fronte con il Cup. Sensata mi pare la proposta del consigliere D’Anna e non mi sembra che l’attuale assessore regionale stia governando in modo efficace e soddisfacente. Casi come quello presentato da Il Resto del Carlino non dovrebbero essere nemmeno immaginati in un sistema sanitario funzionante.

Il lutto secondo S.Darko

agosto 22nd, 2009

sdarkosdarkosdarkoIeri ha debuttato nelle sale cinematografiche italiane S.Darko, sequel di Donnie Darko. La produzione ha stanziato per il film un budget molto limitato, 4 milioni di dollari, e previsto 25 giorni di riprese, davvero pochi per un lungometraggio pensato per il cinema. Le limitazioni di budget hanno indotto il regista Chris Fisher, già noto per aver diretto la serie tv Cold Case, a rinunciare alla pellicola 35 mm e ad adottare la tecnologia digitale. Le scene principali sono state girate con la Red One Camera (forse l’erede digitale della pellicola), mentre per altre porzioni (come l’incidente automobilistico e le riprese dei paesaggi) è stata utilizzata la Sony Ex1, di proprietà del fotografo di scena Marvin V. Rush. Dunque, un film girato interamente in digitale e con mezzi in parte modesti. Molto è lasciato alla post produzione e all’effettistica. La visione del film richiede una buona capacità di analisi, non si tratta di un film “facile”. Innanzitutto, qual è il tema principale del film? Il lutto. Tutto il film racconta il lutto della morte di Donnie elaborato dalla sorella minore Samantha. La sceneggiatura lavora su due livelli: 1) ciò che accade di fatto; 2) l’interpretazione visionaria e metaforica (non allucinatoria) dei fatti in relazione al lutto che logora l’animo di Samantha. Per quanto riguarda il primo livello, il film racconta che Samantha e l’amica Corey viaggiano verso Los Angels quando improvvisamente l’auto su cui viaggiano si rompe cosringendo le due ragazze a fermarsi in un borgo sperduto dell’Utah. Samantha e Corey dormono una notte in un Motel, quella stessa notte muore un giovane colpito da un meteorite. Dopo l’evento, Samantha si separa dall’amica e torna in Virginia. Questo è quello che accade. Il resto del film mette in scena ciò che accade nell’animo di Samantha e la induce a tornare in Virginia. La morte del giovane colpito dal meteorite ha delle affinità con la morte di Donnie, che pure morì colpito da un oggetto piovuto dal cielo, precisamente un motore d’aereo. L’evento riporta Samantha indietro nel tempo, a confrontarsi con la morte del fratello. Il salto temporale costituisce un tema ricorrente del film che  non si traduce banalmente con un flash back, ma con una rivisitazione del passato attraverso eventi presenti. Samantha appare morta e da morta tenta di consolare il giovane annunciandogli l’imminenza della sua fine. Le sequenze temporali non sono lineari e è compito dello spettatore ricostruirle. Mentre Samantha manifesta al giovane l’arrivo della morte, nel suo percorso lei non è ancora morta. Morirà in prossimità della fine del mondo per poi consolare il giovane e dirgli che la sua fine non è soltanto sua, ma riguarda tutta l’umanità. Una consolazione di fronte alla morte che Samantha immagina di rivolgere al giovane, nella realtà oggettiva già morto in circostanze che ricordano la morte del fratello, e che definiscono una traslazione interlocutoria nella quale Samantha parla al fratello, che nel film ha l’immagine del giovane morto a causa del meteorite. Il senso dell’elaborazione di Samantha Darko è una riflessione sulla finitezza umana, di fronte alla quale nemmeno il senso religioso può qualcosa. La chiesa incendiata e le figure torbide del prete e di una fedele indicano l’inadeguatezza della religione di fronte a un evento così traumatico come la morte. Anche il mondo finisce, questo dice Samantha al giovane, quindi al fratello. E se il mondo finisce, come può la vita non avere fine? La fine del mondo è la consolazione in cui trova riparo il giovane nell’attimo della morte, egli muore per un meteorite che sarà il primo di molti altri che decreteranno la fine del mondo. Non più un kosmos eterno che temporalmente si oppone alla finitezza del bios (come da tradizione greca), bensì kosmos e bios inglobati nell’unico destino della finitezza temporale compresa tra nascita e morte. Se tutto finisce, allora la morte non è più così dolorosa, rientra in un destino comune. Questa è la consolazione per Samantha, questo è ciò che determina il superamento del lutto e la volontà di fare ritorno alla propria vita, fare ritorno in Virginia. Tutte le vicende e i personaggi del film animano l’interiorità sconvolta di Samantha. Tutto accade in relazione al dolore che vive la ragazza. La morte delle due ragazze in un incidente (di Samantha prima e di Corey  poi) anticipa simbolicamente la separazione delle due amiche e la scelta di tornare in Virginia. L’incendio della chiesa, come dicevo sopra, è la rottura con la religione, dalla quale Samantha non riceve risposte. Corey rappresenta la fuga, a cui poi Samantha rinuncia. Eventi e personaggi spingono Samantha Darko a confrontarsi con il passato che ha sconquassato la sua famiglia.

S.Darko è un film drammatico fortemente introspettivo che invita a riflettere sulla finitezza della realtà umana. Poco indicato a chi vuole vedere un film soltanto per passare una serata e svagarsi.

A me è piaciuto.

Il nuovo Final Cut Studio: l’agonia del dvd fra esportazioni per il web e la famiglia allargata del codec ProRes

agosto 4th, 2009

FCPro7Apple ha rinnovato il comparto dei software professionali, Logic (per l’editing audio dedicato ai musicisti) e Final Cut Studio, la suite professionale per l’editing video. A distanza di tre anni dall’ultimo aggiornamento, Final Cut torna con novità molto interessanti che consentono al software targato Apple  di consolidare la propria leadership nel mondo della postproduzione video. Rincorso da Adobe Premiere, Final Cut conferma, e di molto, la distanza rispetto ad Avid, che è ormai un veterano scarsamente competitivo e poco apprezzabile se non in quegli ambienti conservatori in cui le funzioni base del montaggio non lineare appaiono ancora – a distanza di sedici anni circa – come novità appetibili.

In breve alcune delle novità del nuovo Final Cut Studio. Da segnalare l’allargamento della famiglia ProRes. Accanto ai ProRes 422 e ProRes 422 HQ, troviamo ProRes 422 (proxy), ProRes 422 (LT) e ProRes 4444. Cos’è ProRes? ProRes è un codec video introdotto da Apple con Final Cut Studio 2, la versione precedente all’attuale, per coniugare una qualità video molto elevata con un utilizzo parsimonioso e non particolarmente esigente delle risorse hardware, processori in primo luogo. La qualità del ProRes – parlo per esperienza diretta nel lavoro – è davvero degna di nota, la lavorazione del video attraverso questo codec offre interessanti margini di flessibilità. In cosa consistono le novità ora introdotte? Il ProRes 422 (proxy) è concepito per l’editing off-line e per macchine con prestazioni più modeste rispetto a una workstation, come i portatili, compresi i MacBook Pro. Il ProRes 422 (LT) è indicato invece per immagini con qualità broadcast, news, eventi. Infine troviamo il ProRes 4444, l’ideale per la lavorazione di video ad altissima fedeltà e elevatissimi standard qualitativi.

Molto utile – viene da esclamare “Finalmente!” – l’esportazione in background dei progetti: in questo modo, è possibile continuare a lavorare mentre Final Cut effettua un’esportazione. Ciò è utilissimo, direi vitale, per chi come me lavora nella produzione video perché la modalità background permette di risparmiare moltissimo tempo, specialmente se ci sono urgenze e tempi strettissimi nella consegna di più lavori.

E ancora: migliorati gli strumenti di gestione della velocità delle clip, la finestra Log and Trasfer, l’utilizzo dei marcatori (più flessibile, anche nella gestione dei metadati ad essi associati), introdotte transazioni alpha, cioè con maschere in movimento… Ora mi sembra sterile fornire l’elenco completo di tutte le novità, per le quali rimando al sito Apple. Una considerazione però è doverosa. Dei programmi della suite (Final Cut Pro, Motion, Color, Sountrack, Compressor, Cinema Tools, Dvd Studio Pro), soltanto DVD Studio Pro non ha subito aggiornamenti. La stessa cosa, per il mercato consumer, è accaduta a iDvd, il software per l’authoring dvd di iLife. Per quanto riguarda il supporto dvd, è da segnalare soltanto il supporto per le codifiche Blu-ray in Compressor, nulla di più. Dvd Studio Pro, ormai da anni, resta inchiodato alla versione 4, senza nuovi sviluppi, mentre Apple pone sempre di più l’attenzione sull’esportazione video verso dispositivi mobile (iPhone e iPod) e il web. Già, il web, la nuova frontiera del video. Non a caso Apple ha abbandonato di fatto lo sviluppo del software dedicato all’authoring professionale dei dvd e  insiste sulla condivisione dei video attraverso MobileMe, iTunes, i già citati iPod e iPhone, AppleTv, internet. L’orientamento di Apple fa immaginare – si spera – una riconsiderazione della professionalità video nel web, dove attualmente l’amatorialità impera. Final Cut, che si sta imponendo sempre di più nel cinema (come conferma l’intervista a Coppola nel sito Apple) e sempre di più si sta orientando verso il web, rappresenta un’evoluzione del video che non va affatto trascurata specialmente da con il video lavora quotidianamente. Nuove frontiere di sviluppo saranno segnate proprio dal web: ricerca e concorrenza fra le software house, fra colossi come Apple e Adobe, spenderanno energie e risorse nello sviluppo di codec capaci di offrire qualità elevata al più basso bitrate possibile. In tal senso, credo che l’flv sia uno standard ancora altamente competitivo e leader nella fruizione del video via web.