Archive for luglio, 2009

Il video fra semplificazione e banalizzazione

luglio 6th, 2009

videocameraOgni mestiere ha le sue peculiarità. Tutti possediamo un dispositivo digitale per scattare fotografie. Una macchina fotografica digitale, un iPhone, un cellulare semplice. Molti, chi più chi meno, conoscono software per editare, classificare e stampare fotografie. Eppure, per scattare una bella fotografia è necessaria la competenza di  un fotografo. La stessa cosa dicasi per il video. La tecnologia informatica mette a disposizione strumenti che consentono a chiunque di produrre video a costi irrisori, addirittura azzerati. L’amatorialità, generalmente appannaggio della vita familiare, sta invadendo il campo della professionalità. Non di rado, ci sono aziende che preferiscono autoprodurre video promozionali anziché rivolgersi a dei professionisti. Perché questo? Perché è diffusa l’idea secondo la quale per fare un video basta premere rec inquadrando un soggetto in un luogo più o meno illuminato. Questa convinzione equivale a dire che per essere scrittori basta possedere una penna e saperla impugnare, per essere pittori è sufficiente macchiare di colore una tela utilizzando un pennello. Ispirata da questa convinzione, un’azienda acquista una piattaforma per la gestione di contenuti video su web, ma non stipula un contratto per la produzione dei contenuti video perché li produrrà da sé. Mi auguro che in questa azienda ci sia qualcuno che sappia gestire l’illuminazione di una ripresa, regolare il diaframma, stabilire se girare in interlacciato o in progressivo, gestire l’audio in entrata, suddividere correttamente le porzioni di un’inquadratura, gestire campi e controcampi evitando inopportuni scavalcamenti di campo, muovere correttamente la camera, scegliere il formato di codifica corretto per la ripresa, ecc… Poi c’è il montaggio, è importante conoscere delle regole di base: come tagliare le sequenze, come disporle senza fare errori, come attribuire una cromia omogenea a tutto il filmato, seguire dei sincroni, stabilire con quale codec montare e quale codec adottare sia in importazione che in esportazione, saper gestire un’inquadratura fissa, stabilire un ritmo di montaggio e sapere come mantenere desta l’attenzione di chi guarda. Queste sono soltanto alcune cose. La tecnologia informatica ha avviato indubbiamente un processo di democratizzazione grazie al quale molti strumenti sono alla portata di molti. Ma la conoscenza di questi strumenti non lo è. Soprattutto non lo è la conoscenza di ciò che si intende realizzare con essi. Per poter scrivere è importante conoscere un linguaggio, una grammatica. La stessa cosa vale per il video. Esiste un problema culturale dietro l’idea secondo la quale la strumentazione di per sé è sufficiente alla realizzazione di un prodotto. E’ la banalità, la superficialità dell’uomo mediocre che trova nella tecnologia, e non nella conoscenza delle cose, una possibilità di realizzazione. La tecnologia come esito della metafisica, il dominio compiuto sull’ente in quanto ente. Heidegger.

La parabola dell’assessore e della libertà di parola

luglio 1st, 2009

scrittura02Una storia breve, dalla profonda provincia italiana. In un capoluogo di provincia del centro Italia, si affaccia l’ipotesi di un nuovo centro di riabilitazione. L’amministratore responsabile della sanità nel territorio delinea le linee guida dell’operazione in un incontro pubblico con la cittadinanza e dichiara che il servizio deve essere dato in gestione a una struttura privata, non all’ospedale. Le dichiarazioni dell’amministratore vengono riprese da una telecamera, il filmato finisce su un blog che si interessa della vicenda e ne segue gli sviluppi. L’autore del blog esprime le proprie perplessità sulla gestione privatizzata del servizio, ovviamente le pubblica e invia un’email di segnalazione all’ufficio dell’amministratore invitando quest’ultimo a fornire informazioni ulteriori. Dall’amministratore non arriva alcuna risposta, nel frattempo accadono due cose. La prima: l’amministrazione decide che il servizio va affidato alla regione. La seconda: una festa organizzata dallo stesso partito di appartenenza dell’amministratore di cui sopra (quello responsabile della sanità nel territorio) ha fra i suoi sponsor maggiori la stessa clinica privata a cui inizialmente doveva essere affidata la gestione della riabilitazione. Il blogger documenta entrambe le cose e nuovamente scrive un’email all’ufficio dell’amministratore per chiedere informazioni ulteriori. Solleva soprattutto una domanda: è pubblicamente giustificabile che un amministratore dichiari di voler affidare un servizio sanitario alla stessa clinica privata che figura fra i maggior sponsor della festa del partito a cui appartiene? Una questione pubblica, basata su un fatto. Comunque, dall’ufficio dell’amministratore non trapela nulla, nessuna risposta o commento.

Passano due anni. Due anni. In un piccolo comune dell’entroterra si vota per il rinnovo del consiglio comunale e della giunta. Il blogger sostiene una lista civica attraverso il suo blog, ma ha modo di conoscere personalmente anche il candidato sindaco della lista avversaria. La campagna elettorale entra nel vivo, non impiega molto a degenerare in meschinità e chiacchiere. Pochi giorni prima delle elezioni, il blogger viene avvicinato dal candidato sindaco della lista avversaria. Il candidato appartiene allo stesso partito dell’amministratore responsabile della sanità territoriale. Dice al blogger di prestare attenzione e prudenza a causa di quello che ha scritto sulla riabilitazione. Due giorni dopo, il blogger riceve una telefonata, è l’amministratore. Immediatamente al blogger torna in mente l’avvertimento di due giorni prima. L’amministratore si mostra furioso, avverte il blogger che avrebbe avviato un’azione legale contro di lui a causa di quello che ha scritto sulla riabilitazione. Articoli pieni di falsità, sostiene l’amministratore, che insiste urlando: 1) il blogger avrebbe potuto telefonare e avere tutte le informazioni che voleva, invece ha diffamato l’immagine della regione (e le email di segnalazione e di richiesta di informazioni erano mai state lette?); 2) il blogger non sa che il servizio è gestito dalla regione (ne aveva scritto nel suo blog…); 3) il blogger ha scritto che l’amministratore utilizza sponsor per finanziare il partito (il blogger aveva sollevato soltanto una domanda, chiedeva se fosse moralmente accettabile che una festa di partito avesse fra i suoi sponsor una struttura sanitaria privata a cui, inizialmente, doveva essere affidata la gestione di un servizio da parte dell’ente amministrato da un membro di quello stesso partito). Nel corso della telefonata, il blogger continua ad avere in testa l’avvertimento di due giorni prima. Il blogger decide di prestarsi alla scenetta: l’amministratore non sapeva nulla di quello che il blogger aveva scritto sulla riabilitazione intensiva, aveva avuto indubbiamente la segnalazione del blog e il suo numero di telefono da colui che aveva lanciato l’avvertimento (forse preoccupato dalla campagna elettorale che si svolgeva attraverso il blog). Il blogger dichiara di essere “pentito” e mortificato, dice che sta ricevendo una fondamentale lezione di vita, che cancellerà subito quegli articoli. Non era forse quello che l’amministratore voleva sentirsi dire? Peccato, però, che quegli articoli non fossero più on-line da oltre un anno e che, proprio quel giorno, il blog era chiuso per manutenzione. Il blogger rispose alla menzogna con un’altra menzogna, l’amministratore la prese per verità.

Se si è abituati alla malafede, si fa presto a scambiare la menzogna per verità e a inciampare sulla defattualizzazione. Ora chiediamo: per quale motivo il blogger avrebbe dovuto dare delle spiegazioni in una conversazione in cui l’oggetto di attenzione non era ciò di cui si parlava, ma la campagna elettorale?